"Sei importante".
Anche lui lo è diventato per me.
Ho come l'impressione di non aver usato per anni alcune delle zone del mio cervello.
Ho premuto solo i tasti dell'impegno, dell'ansia, del dolore, del dovere, del dover fare fare fare sempre e comunque.
E adesso mi domando come abbia fatto a vivere così, eppure era solo ieri.
Mi domando come abbia fatto a studiare un capitolo dell' Harrison oppure ad affrontare un pomeriggio d'ambulatorio.
Come ho fatto senza questa sensazione meravigliosa che ho di perdermi in continuazione in me stessa e in lui?
Come diamine ho fatto "senza"?
Mi sono sentita protetta, fuori dal mondo.
Ho sentito dentro un affetto potentissimo.
Ho sentito la gioia per la sua presenza e già sento il rammarico per la sua assenza.
Tutto questo esce da me stessa, ma da un livello più profondo rispetto alla coscienza.
Lo provo ma non ci penso.
Lo provo e basta.
E' come se si fosse formato un buchetto in una roccia, un buchetto che ha permesso all'acqua di zampillare.