Diario di una dottoressa in erba
Sono sempre una giovane donna: qualche traguardo l'ho raggiunto, qualche paura l'ho superata..la normalità?Forse inizio davvero a desiderarla,sempre se capisco davvero cos'è!
martedì, 06 maggio 2008
La mia solita empatia
I pazienti sono spesso vecchietti lontani lontani dal concetto di "mielodisplasia".
Anzi, a dirla tutta, spesso i pazienti sono proprio lontani lontani da qualunque concetto si tenti di proporre loro.
E se "Elisir" parla spesso di colesterolo, di osteoporosi o di ipertensione (ed è giusto, in nome della prevalenza e del''incidenza che sia così) di "fattori di crescita" o di "aspirato midollare" non ne parla quasi mai nessuno.
E così in ematologia arrivano pazienti vecchietti (o giovani, è lo stesso) che spesso, pure se un minimo nella loro vita hanno studiato, sono comprensibilmente distanti dal nostro magico mondo.
Quando non hanno nulla o quasi (ebbene sì, capita pure in ematologia! Che soddisfazione scoprirlo, la realtà ai Trapianti era parecchio diversa!) passi.
Ma quando la cosa è grave e loro non se ne rendono per nulla conto e sperano di risolvere la cosa mangiando più carne e più legumi per "fare sangue", allora è proprio tremendo.
Si tenta, la dolce dottoressa a cui mi hanno affidata tenta e come, tento io, tentiamo tutti.
A volte si riesce ad entrare in comunicazione, allora diventano bravissimi, ne ho visto uno sinceramente preparato.
Ma talvolta accade quel che è accaduto questa mattina.
Scopri che la vecchiettina e i suoi parenti vecchiettini e la sua nipote giovane ma francamente un tantino strafottente non avevano capito nulla di nulla.
Ma nulla nulla, neppure che, presa la cartella, dovevano passare dagli infermieri per i prelievi.
E avevo ripetuto tutto, ve lo giuro, mille volte.
Aspettavano tutti in silenzio sulle sedioline da ore. E la paziente tratteneva pure l'urina, anche se nessuno le aveva prescritto nessun esame delle urine, per fare il quale, tra l'altro, non è mica necessario tenersela per ore.
E allora qui farei una bella figura, forse, se dicessi che il mio primo sentimento è stata l' "umana comprensione" o se vi raccontassi di aver immediatamente "empatizzato" con loro.
La verità è che io mi sono incazzata, ma da morire.
Dentro di me, s'intende.
Non ho mosso un muscolo della faccia in realtà, anzi ho sorriso.
Ma dentro di me ero furente.
E mai prima di oggi mi era accaduto di provare certe emozioni verso un paziente.
E' che mi sono sentita frustrata, ho sentito che il mio certosino lavoro di prenotazione, spiegazioni ripetute mille volte, richieste preparate prima per non far loro perdere tempo  andava a puttane perchè il cognato della paziente diceva sempre "sisisisisi, ho capito" e poi non aveva capito nulla e idem con patate la nipote.
Per un quarto d'ora sono stata davvero incazzata, ma incazzata dentro davvero.
Ho pensato "e che cavolo, adesso devo perdere tempo io e loro pure, ma io soprattutto (devo essere sincera fino in fondo), e poi la dottoressa pensa che è colpa mia, faccio la figura della cretina,  e che cazzo".
Poi la paziente è entrata in stanza, pallida e tenera, con questa folla di persone, tra cui un nipote giunto dalla Germania, tutte nella più totale confusione mentale.
Ed io ho sorriso, ma davvero.
Mi è passata, è tornata la mia solita empatia.
Ma per un attimo era andata via, ma via via, eh. Lontano lontano.
E questa cosa mi puzza assai.
In cambio, poi, ho ricevuto dalla paziente una perla.
"Dottoreeeeeee...me fa mal a schien'...chell' è l' "ARTRITE LOMBARDA" (artrite, ma direi artrosi...lombare! NdT).





Scritto da: ombraincantata alle ore 20:37 | link | commenti (8)
Categoria: pensieri, riflessioni, vita, diario, lavoro, emozioni

Commenti
#1   07 Maggio 2008 - 22:43
 
anche il nipote dalla germania.. non avevi speranze allora.. :)
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Vagabondo3

#2   09 Maggio 2008 - 16:35
 
Si vede molto chiaro che hai un atteggiamendo critico denigrande verso a chi hai il dovere di aiutare e assistere in tutte le loro necessita`con dignita`, senza derire nessuno. Scendi dal tuo grande cavallo e umilmente renditi di servizio e aiuto invece di fare la grande criticone, Dottoressa. Nick O.
utente anonimo

#3   09 Maggio 2008 - 17:29
 
Le persone che vanno in ospedale sono preoccupate, confuse, ansiose e l'atteggiamento dei medici spesso non fa che peggiorare lo stato di stordimento. L'ignoranza poi non è sempre una colpa, specie negli anziani. I medici di una certa età (eccetto quelli veramente portati per la loro professione) sono spesso tra le persone più arroganti al mondo. Tu sei molto giovane e perciò puoi ancora controllare bene, e far sì che non diventi abituale in te, quella insofferenza che hai provato solo per un attimo e che viene sempre percepita dal paziente, con grande incremento della sua sofferenza.
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#4   09 Maggio 2008 - 17:51
 
@ Rutilla: per questo ho scritto questo post: sarebbe stato ipocrita a da parte mia nascondere che ogni tanto questo senso di insofferenza mi prende. Sono umana e come tale posso provare pure emozioni che io stessa condanno.
E so che non è una giustificazione e che dovrò sempre tentare di controllarmi e se non ci riesco, almeno di fare "buon viso a cattivo gioco".
E' parecchio difficile, Rutilla. E' dura non perdere mai la pazienza, nemmeno a livello inconscio.
Ma io resisto, io ci provo.
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#5   09 Maggio 2008 - 20:34
 
Io invece per molti mesi ho corso il rischio di essere una paziente "troppo e male preparata", a causa di letture internettiane, e non solo. Adesso fortunatamente ho smesso, per la felicità di tutti. Il problema è che di fronte a una notizia bruttina o brutta il cervello ti va in pappa, e non ti concentri più su quello che ti dicono, ma cerchi di interpretare gli sguardi del dottore e tutta la cosiddetta comunicazione non verbale. Non so perchè succede, forse è un modo di reagire alla paura, certo questo atteggiamento crea molti guai. Come capita anche di tralasciare di parlare un sintomo, anche se ci tormenta. I pazienti a volte pensano che l'empatia sia la dote principale di un medico, perchè mentre parlano con lui sentono di avere pochi altri strumenti per capire la situazione. Certo, oggi osservavo quanto correte, quante telefonate ricevete, quante richieste vi fanno, anche fermandovi mentre andate da qualche parte...in queste condizioni capisco che sia abbastanza dura. Ci vuole della gran pazienza... Buon week end!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente juliaset

#6   10 Maggio 2008 - 18:31
 
Concordo con Rutilia73, le persone che vanno in ospedale possono essere confuse, ansiose, preoccupate, e si trovano di certo in un posto in cui non vorrebbero essere. Proprio perchè si sa di non conoscere si ha paura di dire di non aver capito...
Poi tu vedi ed hai a che fare con quelle cose tutti i giorni, il paziente no, per cui la tua spiegazione ti può apparire chiara ed efficace e invece per la persona che hai di fronte è arabo.
Ma vabbè ogni tanto invece c'è anche chi proprio è de coccio :-)
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Phoenics1974

#7   11 Maggio 2008 - 18:45
 
Ci sono entrambe le facce della medaglia e mi sembra ancora più superficiale condannare chi come Ombra ha molto umanamente ammesso debolezze più che naturali, anzi, trovo anche ammirevole che l'insofferenza ti sia durata solo un attimo...Smettiamola col credere che i medici debbano per forza essere dei filantropi senza macchia e senza paura, sono prima di tutto uomini, come quelli che s'incazzano al semaforo, o nella fila al supermercato, poi subentra il controllo, la razionalità e l'empatia naturale, ma concedeteci uno sfogo, che diamine! Scusa lo sproloquio, ma quando ce vo' ce vo'..!
Daniela
utente anonimo

#8   16 Maggio 2008 - 11:42
 
Artrite Lombarda: StraLOL.

Per il resto, che dire: siamo italiani...purtroppo!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente j0rd1

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