Diario di una dottoressa in erba
Sono sempre una giovane donna: qualche traguardo l'ho raggiunto, qualche paura l'ho superata..la normalità?Forse inizio davvero a desiderarla,sempre se capisco davvero cos'è!
lunedì, 26 novembre 2007
Pensieri blu

Tutti gli altri pensieri di questa giornata li voglio proprio buttare nel cesso.

Mi voglio tenere solo quelli blu.

Lui  mentre scendevo le scale mi ha messo una mano tra i ricci.

"Era da tanto che volevo farlo" mi ha detto.

E a me ha fatto piacere. Punto.

Anche se, probabilmente, non significa una cippa lippa.

Scritto da: ombraincantata alle ore 20:25 | link | commenti (6)
Categoria: pensieri, amore, riflessioni, vita, diario, lavoro, emozioni
venerdì, 23 novembre 2007
La fine di una storia

Lui e lei insegnavano in una scuola di campagna durante la guerra, per pagarsi gli studi: lei la laurea in lettere e lui quella in filosofia.

Lei era bionda con gli occhi verdi, segaligna, spigolosa, pignola, testarda, coraggiosa, orfana di padre.

Aveva una madre e 3 sorelle: erano tutte, chi più chi meno, succubi di un fratello troppo indurito dagli eventi al punto da rasentare la psicosi.

Lui era di quattro anni più giovane, bellissimo: due occhi profondi color nocciola e una parata di denti bianchissimi. Trasudava intelligenza.

Era il primo di una vagonata di fratelli, aveva una madre ignorante ed un padre ferroviere, rosso di capelli e di testa. I fascisti lo tenevano sotto controllo perchè aveva aderito alla "Protesta Matteotti".

Erano poveri e nelle loro giovani vite avevano affrontato quasi esclusivamente dolori e risolto piccoli grandi problemi.

Niente vacanze, niente aperitivi, niente compere.

E quando non succedeva nulla, suonava un allarme: bisognava scappare di corsa in cantina e pregare di restare vivi ancora un po'.

I tragitti che oggi si percorrono in automobile o in treno loro li percorrevano a piedi.

Inutile dire che andavano molto più veloce.

Lui si innamorò di lei: proveniva da una casa piena di maschi, aveva una madre poco attenta alle pulizie, un po' distratta dalla moltitudine di gente a cui doveva badare. Cercava qualcuno che badasse a lui.

E lei era profumata di lavanda e profondamente pulita. E non mi riferisco solo alla biancheria.

Lei si innamorò di lui anche se lo tenne a lungo per sè: lui era più giovane e a quei tempi era proprio una faccenda inammissibile.

Lei aveva un fratello dispotico e un generale in gonnella come  sorella maggiore: aveva subito per anni la disciplina più rigida, al punto che non ricordava più nemmeno cosa significasse agire per un motivo diverso dal dovere di agire.

E lui era chiassoso, sorridente, spesso con il colletto fuori posto. E poi era dannatamente bello.

Lui la corteggiava come poteva fare un maestro, in una scuola di campagna, ai tempi della guerra: frasi gentili e fiori di campo.

Ma suo fratello non voleva che lei si sposasse, sua madre non voleva perchè non lo voleva suo fratello e le sue sorelle le intimavano di lasciar perdere perchè sua madre e suo fratello non volevano.

Lei ubbidiva senza neppure cercare di comprendere le loro ragioni. A comprendersi nella sua famiglia non ci erano proprio abituati.

Ubbidiva e guardava il suo amore da lontano.

Un giorno, fingendo penosamente, gli disse pure che non lo amava.

Poi a lei venne un raffreddore e decise che per un paio di giorni non sarebbe andata nella scuola di campagna. Il direttore le disse che avrebbe affidato a Lui le sue classi perchè a quei tempi i supplenti non si potevano pagare per un raffreddore e le intimò di tornare in fretta. E lei si preparò come al solito ad ubbidire.

Aveva bisogno di un libro per l'università e approfittò del permesso per andare in una famosa e antica libreria di Napoli, tanto per vedere quanto costava.

E Lui era in quella libreria.

Lei: "Ma cosa ci fate qui, voi dovevate badare alle mie classi!"

Lui: zitto

Lei: "Ma così mi fate preoccupare"

Lui, prendendole la mano: "Adesso, non devi preoccuparti più di niente"

Uscirono mano nella mano da quella libreria e passarono insieme 40 anni di matrimonio.

Lui diventò il direttore didattico più giovane d'Italia, scrisse di filosofia e di pedagogia su varie riviste, studiò e lavorò.

E lei gli stette accanto donandogli amore e colletti inamidati.

Lui le donò la libertà.

Lui a 40 anni si ammalò di depressione e lei passò 20 anni a vedere quella personalità tanto viva e quell'uomo tanto bello sfiorire per via della malattia  e delle pesanti terapie  che gli erano state somministrate in un periodo in cui i manicomi non erano ancora stati chiusi e la psichiatria era solo agli albori.

Lei lo vide persino dopo un elettroshock in una camera con le sbarre alle finestre.

Ebbero un figlio ed una figlia.

La loro figlia è mia madre.

E Lei adesso è al piano di sopra della mia casa, claudicante per gli esiti di una frattura del femore.

E nonostante tutto ha ancora l'energia per piegare lenzuola, stendere  panni e pulire verdura.

Citando a memoria terzine dantesche al momento opportuno.

E subendo magari, di tanto in tanto,  i miei sbuffi di studentessa annoiata che si scoccia di ripeterle la stessa cosa per la terza volta in una mattinata.

Mamma mia, che tempra: purtroppo di donne così hanno gettato via lo stampo.

E che cos'è  mai il tempo.

L'avevo scritto a Febbraio, questa storia mi era letteralmente uscita dalle dita.

Mercoledì mattina presto ho sentito un tonfo: mi sono alzata e ho trovato la Lei di questa bellissima storia distesa per terra. Dopo qualche minuto è morta.

E' morta piena di dolore, dato che appena tre mesi fa ha perso suo figlio .

Nel giro di tre mesi la vita della mia famiglia è stata completamente stravolta.

Per quanto mi riguarda, mi sembra di non avere più nè pensieri nè lacrime.

Scritto da: ombraincantata alle ore 08:11 | link | commenti (7)
Categoria: pensieri, amore, riflessioni, vita, diario, lavoro, emozioni
giovedì, 15 novembre 2007
Dedicato a M.

Che belle parole mi hai detto anonimo numero 2 (dai, dimmi chi sei se ripassi)...

Come sempre, dopo una tempesta, torna un sereno, anche se è un sereno ancora pieno di pioggia.

Ne ho parlato con molti del mio dilemma.

Alla fine, quello che ho capito, è che non devo rinunciare a nulla: aspetto i bandi e faccio tutti i concorsi che logisticamente potrò fare e vorrò fare.

Poi si vede, poi si sceglie.

Andare via dall' ematologia adesso significherebbe mollare.

Scegliere di non andarci dopo essere entrata, o di non tornarci dopo non essere entrata significherà scegliere.

E poi...ieri ho avuto uno scambio di sguardi che non dimenticherò. E' stato un grande privilegio.

Ho capito che ho detto un mare di stronzate.

La vita è vita, ed è sacra.

Anche quando sappiamo che non durerà ancora per molto. 

  

Scritto da: ombraincantata alle ore 20:22 | link | commenti (4)
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