Ho passato gli ultimi due giorni a mare, in costiera.
Con mia sorella e tre amichette adolescenti quanto lei.
Siamo state praticamente obbligate dai miei genitori: io da lunedì avrei ricominciato con il reparto-Alcatraz ed ero bianca da fare schifo ("Ti manca solo la scritta Parmalat", ha detto la mia sorellina).
Non amo particolarmente il sole e il mare, ma prediligo la frescura e il silenzio: amo i paesaggi immobili, un pelo malinconici, dove, soprattutto, l'essere umano più vicino lo riesco appena a distinguere.
Il bello di diventare un po' più grande è che non devo più nascondere tali mie singolari predilezioni. Adesso, finalmente, posso dire: "Prendere o lasciare".
Ma dopo questa estate così maligna, passata metà a "faticare" per laurearmi e metà a piangere nella calura ho gardito pure il bordello, il puzzo di olio solare e la compagnia di quattro quindicenni che mi hanno fatto ridere e svagare un pochetto.
E' stato un mutuo soccorso: io a salvare loro, ogni tanto, la pellaccia ("Non tuffatevi giusto dove c'è quello scoglio appuntito che quasi affiora in superficie!!!!") e loro a raccontarmi di fidanzatini e piccoli problemi, che a loro apparivano, invece, faccende serissime.
Ho pure realizzato che alla loro età non ero così.
Non sono mai stata tanto allegra e leggera.
Ma, almeno, so che posso diventarlo, quando mi va.
Forse basta, forse no. Boh.
Se penso a chi non c'è più il pianto è in agguato. La ferita è terribile, ma non spero che il dolore passi in fretta.
Ho bisogno di piangere per lui, ho bisogno di ricordare quanto bene gli ho voluto e quanto me ne ha voluto lui. Ho bisogno di pensare a quanto ci capivamo al volo.
L'importante è che io vada avanti, che faccia il mio dovere comunque e che non mi faccia paralizzare da questo dolore.
E ci sto riuscendo, per ora.
E lui lo porterò sempre con me in tutto ciò che farò.
Perchè ne avevo ancora tanto bisogno.
Oggi i miei amici storici (tra cui LUI) mi son passati a prendere per un succo all'ACE fuori al posto che ha cambiato nome: mia sorella lo chiama con il nome nuovo ed io con il nome vecchio.
Nove anni di differenza mica son bazzecole.
Non volevano farmi la tradizionale "visita di condoglianze".
Siamo rimasti solo in 6.
Spesso non mi ci ritrovo più, spesso non mi trovano concorde, qualcuno vota dall'"altra parte".
Nel frattempo me ne son fatto qualcun altro di amico o di amica.
Ma loro mi conoscono fin da quando ero una ragazzotta che inondava i ricci di gel come questo ottenendo l'effetto del tipo del principe cerca moglie nella pubblicità dei prodotti "Sol glo".
Se avete visto il film capirete.
L'ho capito oggi che, pur vedendoci non spessissimo, pur essendo geograficamente sparpagliati, pur essendo "professionalmente" disparati noi ci saremo sempre.
Perchè abbiamo condiviso i tempi in cui si azzeccavano i numeri di telefono sul parabrezza dell'auto del tipo di turno.
Perchè siamo diventati amici senza le sovrastrutture di due adulti che diventano amici.
Solo perchè occupavamo la stessa aula e basta.
Nulla togliendo agli amici che son venuti dopo ma questo, alla lunga, si sente.
Oggi mentre ero su E! ad ascoltare la storia di 5 delle ereditiere più ricche del mondo con un prendisole che anni fa era sexy, 1 ventilatore a levante ed uno a ponente e un pacchetto di crakers integrali in via di sgranocchiamento ho ricevuto una telefonata: " Vieni un po' da me a studio".
Si trattava del medico di base che vive nel mio cortile che vuole "formarmi" affinchè io possa al più presto "sostituirlo"...mmmm.
Io, che da quando mi son laureata sento di sapere qualcosina, ma di non saper far nulla e, soprattutto, di non ricordarmi quello che so mi son precipitata.
Prescrive parecchio roba prescritta da altri e visita pochetto, ma pure se imparo a sentire bene una bronchite per me è una vittoria.
Dunque, compatibilmente con il "reparto Alcatraz" in cui ho fatto la tesi e in cui devo leccare il culo per un anno per entrare alla specializzazione (forse,forse,forse) credo ci ritornerò.
Ah! Devo riempirmi la vita di impegni. Da venerdì prendo pure lezioni supplementari di guida.
Si, è la nuova vita da "non studentessa" di cui parlavo qualche post fa.
Ma qualche post fa non era morta una delle persone a cui avrei tanto voluto raccontare tutto questo.
Funziona così, pare.
Com'è crudele, com'è amaro, com'è ingiusto: con il cuore ferito e il sorriso forzato ti metti una camicetta a righe, un pantalone bianco e vai a ridere insieme ad una vecchina sdentata: "Signurì, quant' sit' bellell'...i m' crerev' ca erev a fidanzat rò dottor'!"(signorina, che carina che siete...credevo foste la fidanzata del dottore!).
Ma no: la giornata mi ha sorriso ma non fino a questo punto.
Il dottore in questione ha quasi 60 anni e un atteggiamento non esattamente da eterosessuale.
E la vecchina una vasculopatia cerebrale.